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Aldo Gorfer, antropogeografo

Aldo Gorfer (1921-1996) è fra i protagonisti di spicco della vita culturale in Trentino nel secondo Novecento. Antropogeografo, a lungo cronista e redattore capo del quotidiano “L’Adige”, nelle sue innumerevoli pubblicazioni ha saputo raccontare il Trentino dal punto di vista dell’ambiente, dei monumenti, del paesaggio, della vita e del lavoro dell’uomo.Aldo Gorfer (1921-1996) è stato fra i protagonisti di spicco della vita culturale in Trentino nel secondo Novecento. Antropogeografo, a lungo cronista e redattore capo del quotidiano “L’Adige”, nelle sue innumerevoli pubblicazioni ha saputo raccontare il Trentino dal punto di vista dell’ambiente, dei monumenti, del paesaggio, della vita e del lavoro dell’uomo.
Nati in un’epoca segnata da profonde trasformazioni e irreversibili alterazioni del territorio, i libri di Gorfer offrono ancora oggi la più completa visione d’insieme del patrimonio culturale e ambientale del Trentino.

Lo scrittore e giornalista Aldo Gorfer si spegneva il 12 giugno 1996. Vent’anni dopo la sua morte, cosa possono ancora insegnarci le sue opere e il suo metodo di indagine di un territorio e della sua cultura?

Le sue pubblicazioni hanno permesso a studiosi e appassionati di conoscere il territorio trentino, il paesaggio e lo stretto rapporto dell’uomo con l’ambiente. A vent’anni dalla scomparsa, un concorso letterario mantiene viva la sua opera, anche nelle nuove ricerche di chi ha a cuore il delicato equilibrio tra uomo e ambiente alpino. Il concorso a lui dedicato è rivolto ad autori, giovani e meno giovani, che abbiano nel cassetto scritti inediti oppure che vogliano cimentarsi in nuove riflessioni sull’interazione fra comunità e territorio nel terzo millennio.

Aldo Gorfer fu testimone delle storie della gente di montagna, dei villaggi abbandonati, delle tradizioni scomparse o accantonate, delle migrazioni cicliche, in una Provincia che con fatica cercava un riscatto e un’autonomia piena; quelle descrizioni dei villaggi e delle valli, di popolazioni e di abitudini, le calava in un contesto comunitario, descrivendo così l’evoluzione moderna del Trentino-Alto Adige.

Come giornalista, è stato anche inviato all’estero per l’agenzia nazionale ASCA di Roma: seguì la “primavera di Praga” (1968) e le rivolte studentesche di Parigi (1968-1969).

Le sue opere principali, molte delle quale edite più volte e arricchite da fotografie di Flavio Faganello:

 

Trento città del Concilio: ambiente, storia e arte di Trento e dintorni, (più edizioni).

Solo il vento bussa alla porta, (più edizioni).

Gli eredi della solitudine. Viaggio nei masi di montagna del Tirolo del sud, (più edizioni).

Le valli del Trentino. 1 e 2, Calliano, Manfrini, 1975 e 1977.

Emigrazione trentina (con Renzo Gubert e Umberto Beccaluva), Calliano, Manfrini, 1978.

Terra mia. Paesaggio sacro, paesaggio contadino, quando la gente si trovava assieme, Trento, Saturnia, 1980.

Terra mia. Storia e paesaggio, comunità e paesaggio, Trento, Saturnia, 1981.

Il pane di Sant’Egidio. Genti e paesaggi dell’Alto Adige, Trento, Saturnia, 1983.

I castelli del Trentino. Guida, Trento, Provincia. Servizio beni culturali, 1985-1994.

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

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