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DNA Trentino, racconti di storie vissute

Il Trentino degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta in una pubblicazione che raccoglie 37 interviste e che presto sarà anche un portale web.

Una storia non costruita sui documenti o sui riscontri di archivio, ma sulle testimonianze di chi, le vicende narrate, le ha vissute in prima persona. Racconti, per ora, in forma di volume ma destinati ad essere diffusi attraverso il web con un portale (DNA Trentino) aperto alle testimonianze di tutti i trentini.

DNA TRENTINO Il Trentino degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta in una pubblicazione che raccoglie 37 interviste e che presto sarà anche un portale web.Tre decenni – spiega Mauro Marcantoni di TSM – che sono il presupposto del Trentino di oggi e che corrispondono a tre diversi vissuti: gli anni Cinquanta come decennio del “io voglio” (il riscatto, uscire dalla miseria, rinascere), gli anni Sessanta del “io posso” (cambiare il mondo, realizzare i sogni e le aspirazioni del decennio precedente), e gli anni Settanta, decennio del “io dubito” (che lo sviluppo economico sia indefinito e lineare, dei dogmi morali ed etici, della sostenibilità di un progresso a scapito dell’ambiente).

Trent’anni della storia recente del Trentino raccontati come farebbe un nonno ai propri nipoti. Così, ad esempio, negli anni Cinquanta “gli animali erano piccoli perchè non gli davano da mangiare, magri come la gente. Lavare si lavava col sapone e c’era la caldera. A Ospedaletto la macelleria apriva solo la domenica mattina e c’erano famiglie che per il pranzo domenicale compravano un chilo di ossa per fare il brodo: era già un pranzo di lusso. La radio aveva l’occhietto verde, i primi televisori erano a gettone e a Trento, città delle botteghe, c’erano più calzolai che in tutta Milano, a mamma e papà si dava ancora del “Voi”, le case erano ancora come le caverne illuminate da lampadine con al massimo dieci “candele”, l’acqua si prendeva alla fontana, c’era la stufa ma non c’era il frigo”.

E poi il decennio in cui si sono abbattute le distanze, gli anni Sessanta dell’automobile di massa, del telefono, della televisione come bene diffuso e soprattutto della rivoluzione sessantottina. “Erano gli anni del benessere, perchè lavoro ce n’era, bastava aver voglia. La Provincia aveva potestà legislative importanti, ma non nei settori economici: aveva voce in capitolo sulla formazione professionale e in materia urbanistica ed usa questo come base e il resto se lo inventa”. Sono gli anni in cui prende forma l’Autostrada e “gli industriali venivano volentieri in Trentino, perchè dicevano: son montanari, abituati a lavorare sodo. I trentini erano metalmezzadri: lavorare la campagna e poi fare il metalmeccanico, era una delle ragioni per cui le fabbriche venivano da noi, anche se la paga era un po’ fiacca potevano arrotondare col lavoro nei campi.”

Infine gli anni Settanta, il decennio del dubbio, delle crisi energetiche e delle domeniche dell’austerity, del divorzio e dell’aborto, in cui “si inizia a vedere che non si riesce più a vivere all’altezza del boom economico, Trento era conciata male, brutta, sporca, con le case affumicate dalla fuliggine dei riscaldamenti e del traffico.” Il decennio della Sloi, dell’alluvione, dell’enciclopedia sessuale della Mondadori che fece scandalo a livello nazionale, il decennio in cui le donne gridavano nei cortei “l’utero è mio e lo gestisco io e nel quale compaiono parole nuove come veicolo di idee nuove: ecologia, ad esempio.

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

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