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La Feldkapelle a Vlarotz – Fierozzo

La Feldkapelle a Vlarotz – Fierozzo è una chiesetta militare austro-ungarica fedelmente ricostruita dal gruppo alpini di Fierozzo nel 2000.La Feldkapelle a Vlarotz - Fierozzo

Ogni anno, nella prima domenica di luglio, alla Feldkapelle in Val Cava  nel comune di Vlarotz/Fierozzo in Bersntol/Valle dei Mocheni, si celebra la “Commemorazione dei Caduti” con l’intervento di numerose autorità politiche provinciali e d’oltralpe.

Quando la situazione metereologica lo permette, alla Feldkapelle viene celebrata anche una Messa di mezzanotte la Vigilia di Natale.

La Feldkapelle si trova in Valcava/Balkof a quota 1.850 metri di altezza lungo il sentiero Sat E371. E’ una magnifica chiesetta militare della Prima guerra mondiale sapientemente ricostruita dal Gruppo Alpini di Fierozzo.

Oltre alla cappella, lungo il sentiero si osservano altri manufatti della Grande Guerra: poco più a valle infatti troviamo le vasche che venivano utilizzate da soldati e ufficiali per lavarsi. Grandi vasconi a fianco dei quali veniva acceso un grande fuoco e l’acqua veniva scaldata o per meglio dire veniva sciolta la neve. A fianco della cappella si trovava invece un manufatto che serviva da riparo ed armeria per i soldati. Oggi questa costruzione, fedelmente recuperata nella forma, continua ad offrire riparo ai viandanti come bivacco.

Per gli appassionati, è possibile proseguire il percorso salendo fino a Passo Portela a 2193 m per vedere anche le trincee militari. Percorso sicuramente bello e interessante attraverso panorami strepitosi, boschi, prati e un pizzico di storia, ma molti sono i forti e le postazioni che meritano una visita.

 

Tre furono i battaglioni di Standschützen che combatterono sulle montagne della Valle del Fersina lungo il fronte dal Monte Panarotta ai Monte Croce durante la Grande Guerra e negli anni 1915-1916. Erano il Reutte II, lo Zillertal e il Kaltern I. Fu parte del battaglione Reutte II a presidiare lo Seensattel (2191 m), con il compito di costruire le baracche del comando di battaglione, un’infermeria e una cappella da campo (Feldkapelle) con il cappellano militare padre Raimund Zolbl di Tannheim. Il sacerdote era anche fotografo e cronista del battaglione. A lui si devono le documentazioni scritte e le fotografie che sono contenute in un diario. Ed è questa la Feldkapelle che gli alpini di Fierozzo hanno ricostruito.

In Bersntol fu anche il celebre scrittore Robert Musil. Racconta la sua esperienza il libro Musil en Bersntol. La grande esperienza della guerra in Valle dei Mòcheni.

Su questa parte del fronte è ambientato lo spettacolo teatrale “Ricordi de guera” realizzato dal gruppo “Le stelle del teatro” è il risultato di un percorso di laboratorio teatrale iniziato nel mese di gennaio 2014 nell’ambito del Piano Giovani di Zona di Pergine e della Valle del Fersina, organizzato dall’associazione di promozione sociale Eureka, dal Gruppo Giovani di S.Orsola, dal Comune di Sant’Orsola e dal comune di Fierozzo.

La Feldkapelle a Vlarotz - FierozzoIl risultato del lavoro è la storia di quattro famiglie, ambientata a Sant’Orsola e a Fierozzo. I protagonisti sono uomini e donne vissuti qui, nel nostro territorio. I nomi in parte sono reali e in parte di fantasia. Quattro famiglie che conducevano la loro vita in paese scandita dal ritmo delle stagioni. Improvvisamente nelle loro vite tranquille subentra uno scossone: la notizia della guerra fa sì che gli uomini debbano abbandonare le famiglie, le case e il lavoro nei campi. Da contadini diventano improvvisamente soldati. A casa, a mandare avanti la famiglia, rimangono le donne. La guerra sconvolge le loro esistenze… ma si deve andare avanti… finchè la guerra terminerà. Qualcuno ritornerà a casa, qualcun’altro morirà al fronte, in Galizia …

Il tema del percorso è stato la Prima guerra mondiale e in particolare la Grande Guerra nel territorio della Valle dei Mòcheni. 100 anni sono passati dall’inizio della Prima guerra mondiale. 100 anni in cui il mondo è cambiato ad una velocità impressionante. Nulla ormai assomiglia più a quei tempi che sembrano così lontani da non avere quasi più una reale relazione con l’oggi. La memoria vivente di quegli anni si sta spegnendo ormai del tutto. Pochissime e testimonianze dirette ancora in vita, pochissimi coloro che possono restituire in maniera onesta e umana un vissuto così lontano. Eppure quell’inizio Novecento così nebbioso, quegli eventi così sfuocati rappresentano non solo una memoria doverosa, ma un patrimonio di cui il nostro stesso tempo è figlio. Osservando, costruendo, domandando, riscoprendo quanto era vita (e guerra) durante quegli anni di sangue, di lotte, di orrore e di onore, possiamo rispondere, o cercare di rispondere, a dei quesiti dell’oggi che affondano le loro radici in quei tempi così sconosciuti.

Il progetto, che ha coinvolto 20 giovani dalla quinta elementare al primo anno di università, è durato 5 mesi e si è sviluppato in diverse fasi di lavoro. Una prima parte di raccolta dei materiali necessari per il lavoro di drammaturgia e messa in scena, quindi l’improvvisazione e il laboratorio di scrittura scenica. Tutti i partecipanti hanno reperito informazioni relative alla Prima guerra mondiale nel territorio della Valle dei Mòcheni attraverso interviste ai nonni, ai bisnonni, ai parenti; ricerche di diari, di lettere, di foto di chi è stato o ha vissuto la guerra; raccolta di aneddoti e storie; ricerca di poesie, testi letterari e canzoni. Ogni ragazzo ha poi trascritto la propria ricerca e l’ha raccontata agli altri: in questo modo la “memoria privata” è diventata “memoria collettiva del gruppo”. Sono state inoltre organizzate per i ragazzi (ma aperte anche alla popolazione) tre conferenze tenute da esperti e appassionati (Lorenzo Baratter, Franco Nicolis e Elio Moltrer). I ragazzi hanno anche partecipato ad un laboratorio strutturato presso il Museo della Guerra di Rovereto e a delle uscite sui luoghi della Grande Guerra con l’accompagnatore di territorio Paola Barducci. Le uscite al Museo e alle trincee sono stati sì un occasione per conoscere più da vicino alcuni particolari della storia ma anche l’occasione per riflettere, interiorizzare e rielaborare, attraverso la scrittura personale di lettere, il vissuto di chi ha partecipato alla guerra in prima linea oppure è rimasto a casa a mandare avanti la famiglia e il lavoro nei campi.

I protagonisti di tutto il percorso, nonché attori, sono 20 ragazzi provenienti da Sant’Orsola Terme, Fierozzo e Viarago: Alessia Zampedri, Alice, Mirco e Veronica Paoli, Angela e Chiara Duchi, Annacchiara Ghesla, Chiara Zanei, Filippo e Veronica Broll, Giovanni Grisenti, Gloria Pompermaier, Letizia, Marco, Pietro e Sara Moser, Margherita Gadotti, Matteo Marchel, , Noemi Fontanari, Valentino Brunoro. Il laboratorio teatrale è stato condotto da Maura Pettorruso e Stefano Pietro Detassis, con la collaborazione di Luisa Moser.

LA PAROLA AI PROTAGONISTI …

Annachiara Ghesla: “E’ stata un’esperienza fantastica che oltre ad arricchire il mio bagaglio culturale sulla “Grande Guerra”, mi ha permesso di condividere delle emozioni e dei sentimenti unici con un gruppo di ragazzi SPECIALI!!!! Questo percorso di gruppo mi ha fatto conoscere degli aspetti molto tristi della storia dell’uomo, ma mi ha anche trasmesso molta gioia e felicità nel lavorare assieme e credo che la felicità sia l’unica cosa che quando la condividi si moltiplica!!!!

Alessia Zampedri: “Durante questo percorso abbiamo arricchito il nostro bagaglio di conoscenze riguardo al tema della prima guerra mondiale e nello specifico la Prima guerra mondiale nella nostra valle. Ci siamo anche “divertiti” stando in gruppo e condividendo le varie tappe del percorso, con la costante consapevolezza dell’importanza dell’argomento trattato e la delicatezza dei fatti accaduti.

Sara Moser: “Attraverso la splendida esperienza affrontata quest’anno con il gruppo di teatro, noi giovani attori abbiamo provato molte emozioni che poi abbiamo trasmesso al pubblico con il nostro spettacolo finale. Grazie all’entusiasmo e alla dedizione di Luisa, Maura e Stefano siamo riusciti a mantenere costante il nostro impegno e la nostra passione per rendere migliore il risultato. Nonostante gli impegni della scuola e del lavoro, tutti noi abbiamo trovato del tempo da dedicare a questo progetto, importante non solo per unire noi giovani, ma anche per mantenere viva la nostra cultura e i ricordi del passato.

Valentino Brunoro: “Il progetto, dopo una prima fase di ricerca di materiale culturale e storico, si è articolato in una serie di improvvisazioni da cui è successivamente scaturita la stesura del copione e la sua messa in atto. Indubbiamente questo progetto, oltre ad arricchirci sotto il profilo puramente storico e culturale, ci ha fornito vari importanti spunti di riflessione, spesso svolti anche inconsapevolmente durante le improvvisazioni teatrali, sulla vita e i sacrifici sia dei nostri “padri”, che si sono sacrificati dando la vita fedeli a degli ideali semplici ma veri, sia sulle nostre “madri”, che hanno altresì coraggiosamente affrontato la vita, per permetterci di vivere nel mondo in cui oggi viviamo. Queste sono le tematiche emerse, che abbiamo cercato di portare sul palco con più fedeltà possibile dal punto di vista dei costumi, del materiale e dei discorsi, cercando sempre però di trasmettere allo spettatore quelle sensazioni e quelle emozioni che abbiamo provato noi nel corso del progetto e che devono aver provato in modo sicuramente più diretto i nostri avi. Per questo è importante dunque ricordare anche a distanza di cento anni (che, a pensarci, non sono poi così tanti) quei sacrifici e quelle privazioni che ci permettono ancora oggi di vivere. E questo speriamo di averlo trasmesso anche attraverso il nostro spettacolo, così da trarre esempio da quegli uomini e quelle donne, che pur nella loro semplicità, hanno ancora molto da insegnare.

Veronica Paoli: “Questa è stata un’esperienza meravigliosa, non solo perché ho approfondito ciò che sapevo sulla Grande Guerra ma anche perché ho condiviso momenti di intensa emozione con ragazzi che non avrei mai avuto l’occasione di conoscere: mentre prima ci incontravamo per strada e abbassavamo lo sguardo, ora è bello salutarsi con un sorriso.

Veronica Broll e Chiara Zanei: “Il percorso di teatro è stata un’esperienza molto emozionante. Ci ha fatto cogliere, attraverso l’immedesimazione in storie vere, gli stati d’animo dei veri protagonisti ed anche la fortuna che abbiamo noi… è stata una bellissima esperienza e abbiamo anche creato un bel legame tra noi “attori”…

 

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

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