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La prima guerra mondiale sugli altipiani cimbri

GLI ALTIPIANI CIMBRI NELLA GRANDE GUERRA – DA ZIMBAR HOACHEBENE IN EARST BÈLTKRIAGE Dokumentationszentrum Lusern Lusern, Trento Strasse 6 Periodo e orari di apertura 17 aprile 2016 – 2 novembre 2016 tutti i giorni | 10.00-12.30 / 14.00-18.00GLI ALTIPIANI CIMBRI NELLA GRANDE GUERRA – DA ZIMBAR HOACHEBENE IN EARST BÈLTKRIAGE

Dokumentationszentrum Lusern
Lusern, Trento Strasse 6

Periodo e orari di apertura
17 aprile 2016 – 2 novembre 2016
tutti i giorni | 10.00-12.30 / 14.00-18.00

L’inaugurazione della mostra annuale “Gli Altipiani Cimbri nella Grande Guerra” si terrà a Luserna / Lusérn sabato 16 aprile 2016 alle ore 15.00.

Da diversi anni il Centro Documentazione Luserna organizza grandi mostre dedicate a temi di carattere storico, naturalistico ed etnografico, destinate a un vasto pubblico, che integrano le esposizioni delle sale museali permanenti del museo.
Per il 2016 il Centro Documentazione propone come mostra principale “Gli Altipiani Cimbri nella Grande Guerra – Da zimbar Hoachebene in Earst Bèltkriage
La mostra, che introduce al tema della prima guerra mondiale, con una descrizione generale circa le cause e le ragioni dello scoppio del conflitto nel 1914, l’ingresso dell’Italia nel 1915 e uno sguardo attento alla realtà locale degli Altipiani Cimbri sia sotto l’aspetto logistico/ambientale, socio/economico, culturale e politico, intende soprattutto documentare la situazione della minoranza cimbra, intesa nell’accezione più ampia del termine (cimbri austro-ungarici e cimbri italiani divisi da un confine di stato), negli anni che hanno preceduto, concomitanti e seguenti la Prima Guerra Mondiale. La mostra è integrata da una ricca esposizione di oggetti ed armi originali che illustrano, inoltre, l’evoluzione dell’industria bellica. Attraverso alcuni “diorami” a tema, che permettono la ricostruzione di ambienti, l’allestimento fornisce una panoramica a 360° anche della vita del soldato.Locandina mostra Luserna 2016

Già dagli inizi del ‘900 era possibile intuire chiaramente lo stato di conflittualità e tensione che contrassegnava i rapporti diplomatici tra il Regno d’ Italia e la monarchia asburgica e la probabilità dello scoppio di uno scontro armato. Luserna e l’alta Val d’Astico, appartenendo all’Austria-Ungheria ed essendo linea di confine tra Austria e Italia, si trovarono, a partire dal 1908, protagoniste dell’avvio di un progetto voluto dal governo di Vienna che prevedeva la costruzione di un’ imponente linea di fortificazione. Fu così che tra Folgaria e Vezzena furono erette sette imponenti opere: Cima Vezzena, Verle, Forte Campo Lusern, Forte Belvedere, Cherle, Sommo Alto, Dosso delle Somme. La parte italiana costruì invece nella zona dei Fiorentini i forti Verena, Campolongo e Campomolon.

La costruzione del Forte Campo Lusern rappresentò per gli abitanti di Luserna una notevole fonte di guadagno, in quanto negli anni tra il 1908 e il 1912 tutta la popolazione fu impiegata nella realizzazione dell’opera e questo contribuì a portare nel paese un certo grado di benessere, anche se destinato presto a cessare a causa degli eventi bellici che si sarebbero a breve manifestati. Nonostante il Forte Lusern fosse il più imponente tra tutte le altre fortificazioni ( chiamato anche “Il Padreterno” proprio per la sua poderosa mole) , si trovò in gravi difficoltà sin dai primi giorni di guerra, anche perché occupava un’area molto delicata e strategica e si ritrovò quindi ad essere il più bombardato dal fronte italiano. E fu proprio dopo un pesante bombardamento associato al pericolo che le granate di grosso calibro potessero colpire i depositi di carburante, che sotto l’ordine del comandante Emanuel Nebesar, un boemo, venne alzata bandiera bianca. La decisione non fu accolta dalle altre fortificazioni austriache, e dopo il coraggioso e simbolico gesto di un volontario che si preoccupò di togliere la bandiera bianca, il Forte Lusern venne rioccupato dagli austriaci, fino all’offensiva del maggio 1916, quando il fronte di guerra si spostò.

Gli abitanti di Luserna dovettero abbandonare il paese sotto i bombardamenti e portarono con sè solo lo stretto necessario. Trovarono rifugio in Aussig nella Boemia Settentrionale, suddivisi nei paesi del distretto e solo nell’inverno del 1919 poterono tornare in patria

Dopo tre anni di conflitto, l’abitato di Luserna risultava completamente distrutto, e si dovette quindi provvedere alla ricostruzione totale degli edifici. Il Governo italiano fornì dei sussidi, e per i Luserni che furono in grado di svolgere questo lavoro l’opera di ricostruzione fu motivo di continuità lavorativa almeno per alcuni anni.

infoInformazioni:
Centro Documentazione Luserna
Lusern, Trento Strasse 6
Tel. +39 0464 789638
www.lusern.it

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

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