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Kappenabzeichen e prima guerra mondiale

Kappenabzeichen I Kappenabzeichen sono materiali di propaganda austro-ungarica nella Prima guerra mondiale che i collezionisti conoscono bene, ma che fino ad ora sono stati poco considerati dagli storiografi.

I Kappenabzeichen erano distintivi non regolamentari di tipo propagandistico e commemorativo; vennero coniati per ricordare i successi dei reparti e mantenere vivo lo spirito di corpo, infondere nei soldati la convinzione della loro superiorità sull’avversario, celebrare le alleanze e la fedeltà all’Impero e ai suoi sovrani, incitare l’esercito e la popolazione civile contro il nemico.
Durante la guerra se ne vendettero, sia ai militari, sia ai civili, un numero incalcolabile di esemplari allo scopo di finanziare l’assistenza alle vedove, agli orfani, ai profughi e agli invalidi.
I Kappenabzeichen non costituivano parte integrante dell’uniforme, ma erano portati a tutti i livelli di grado e, col tempo, diventarono un “medagliere ricordo” dei fronti dove il militare aveva combattuto o dei reparti di cui aveva fatto parte.

Alla loro realizzazione collaborarono pittori e scultori “di guerra” (Kriegsmaler e Kriegsbildhauer), tra i quali artisti di grande levatura come Egon Schiele e Albin Egger Lienz. Ad essi venne chiesto di rendere comprensibile e di condividere a chi viveva lontano dal fronte quanto vi stava accadendo, fissando il ricordo delle vicende belliche in quadri, disegni e sculture e distintivi da berretto.

I soggetti presenti sui distintivi sono numerosi: ritratti, paesaggi in miniatura, armi, stemmi araldici, simboli. Si riconoscono il profilo del Col di Lana, le Cime di Lavaredo, Gorizia, ma anche Trento, il Pasubio e il monte Zugna. Il soldato austro-ungarico è spesso rappresentato nel ruolo della vedetta solitaria o del valoroso Kaiserjäger che sconfigge il nemico; ricorrente l’esaltazione del corpo vigoroso del difensore della Patria, armato di gladio. Tra i soggetti ricorrenti, l’Italia traditrice, rappresentata sotto forma di serpe che il soldato austro-ungarico è pronto a schiacciare. Frequenti anche i richiami classici (Atena) o religiosi (Santa Barbara, figure angeliche). Sui distintivi non mancano però anche immagini meste e intime: il ferito o l’invalido, il soldato in atteggiamento di preghiera ai piedi di un crocifisso, il reduce circondato dalla famiglia.

Una ricca donazione al Museo della Guerra di RoveretoL’ultimo volume pubblicato sull’argomento è Kappenabzeichen militari e stemmi patriottici dell’Impero austro-ungarico (1914-1918). La collezione del Museo Storico Italiano della Guerra, di Alberto Lembo.

Questo catalogo costituisce un approccio organico e sistematico alla materia e propone una classificazione accurata, secondo criteri omogenei, basata su un numero significativo di pezzi.

Trovano infatti descritti circa 1.800 esemplari, che rappresentano la collezione del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, recentemente arricchita dalla corposa donazione di oltre mille pezzi da parte di Alberto Lembo.

Il volume è aperto da un saggio introduttivo di Alberto Lembo che ricostruisce il contesto in cui vennero prodotti ed utilizzati i distintivi, con note relative ai fabbricanti, ai disegnatori, agli autori oltre che alle tipologie esistenti e alla lingua in cui vennero realizzati.

Il criterio di presentazione adottato nel catalogo ricalca l’ordinamento delle forze armate austro-ungariche, con scheda descrittive dedicate ai diversi reparti. Il volume è organizzato nei seguenti capitoli: Fanteria, Cavalleria, Artiglieria, Marina da guerra, Aviazione, Servizi e specialità, Grandi unità, Alleati e corpi volontari, Imperatori e comandanti, Kappenabzeichen commemorativi e di settore, Natale al fronte, Armistizio e pace ad Est, Distintivi patriottici.

Di ogni distintivo viene presentata un’immagine, una scheda tecnica (con il materiale in cui è stato prodotto, le dimensioni e il peso, il sistema di attacco, il produttore, il fabbricante, il disegnatore e gli eventuali marchi), una descrizione del pezzo e del reparto a cui si riferiva.

L’opera, la cui redazione è stata curata dal Museo, è corredata da numerose immagini inedite provenienti dal suo Archivio fotografico.

Per approfondire consigliamo anche questi libri (cliccare sul link per descrizione e prezzo):

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

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