Crea sito

La guerra bianca. 1915-1918: vivere e morire sul fronte dei ghiacciai alpini

La guerra bianca. 1915-1918: vivere e morire sul fronte dei ghiacciai alpiniIl fotografo Stefano Torrione presenta “La Guerra Bianca. 1915-1918 Vivere e morire sul fronte dei ghiacciai alpini” (Palazzo delle Albere, Trento, 5 maggio – 25 settembre) una mostra realizzata con National Geographic Italia che ripercorre i luoghi più estremi in cui fu combattuta la Prima guerra mondiale: ghiacciai, campi innevati, cime scoscese lungo tutto l’arco delle Alpi trentine, dallo Stelvio alla Marmolada passando per l’Ortles, il Cevedale, l’Adamello.

La mostra è curata da Marco Cattaneo e dalla redazione di National Geographic Italia in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento, la Regione Autonoma Trentino – Alto Adige e Trentino Marketing.

La Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con la Regione Autonoma Trentino – Alto Adige e Trentino Marketing presenta, dal 5 maggio al 25 settembre, La Guerra Bianca, una nuova grande mostra fotografica ideata e realizzata da National Geographic Italia: oltre 70 immagini in grande formato, realizzate dal fotografo Stefano Torrione, per immergersi nei luoghi teatro di un tragico capitolo della storia italiana: la Grande Guerra sul fronte dei ghiacciai.
La Prima Guerra Mondiale fu soprattutto una guerra di montagna. Mai prima di allora, e solo rarissimamente dopo, l’uomo ha combattuto a quote così alte, fino a 3.000 metri e più sul livello del mare. Gli eserciti del Regno d’Italia e dell’Impero Austro-Ungarico si scontrarono anche sui gruppi più elevati delle Alpi centro-orientali, tra le cime e i ghiacciai dell’Ortles-Cevedale, dell’Adamello e della Marmolada, tra Lombardia, Trentino Alto-Adige e Veneto.
Il fotografo Stefano Torrione ha dedicato tre anni a ripercorrere la linea del fronte. Con la guida di Marco Gramola, presidente della Commissione storica della SAT, ha raggiunto luoghi dai nomi evocativi per chi ha studiato le cronache della guerra o letto i diari dei soldati
– Scorluzzo, Cavento, Lagoscuro, Presanella, Albiolo – alla ricerca delle tracce lasciate da
quelle migliaia di uomini scaraventati a vivere, combattere e morire in condizioni proibitive,
estate e inverno, a temperature che superavano i 30 gradi sotto zero. E ha trovato scheletri
di baracche, trincee, gallerie scavate nella roccia, passerelle affacciate sul vuoto, reticolati,
scale di pietra e di legno, cannoni, fucili, persino scarponi che riaffiorano con il ritiro dei
ghiacciai; ma anche oggetti più personali dei combattenti, fotografie di fidanzate o scatolette
di sardine, preservati per cent’anni dal ghiaccio e dalla neve.
Il reportage nato dal viaggio di Torrione, pubblicato da National Geographic Italia nel
numero di marzo 2014, è stato il primo servizio di un’edizione straniera a essere tradotto
e ripreso dal sito internazionale nationalgeographic.com, ottenendo oltre 200 mila
visualizzazioni da tutto il mondo. La mostra amplia e completa quel lavoro, presentando
oltre 70 immagini in grande formato, accompagnate da foto d’epoca e mappe esplicative.
Nelle fotografie di Torrione i segni di un’epoca tragica e violenta spiccano e si fondono con
la bellezza apparentemente immutabile del paesaggio alpino.

Periodo espositivo:
giovedì 5 maggio – domenica 25 settembre 2016
orari:
Lunedì: CHIUSO
Martedì: 10.00-18.00
Mercoledì: 10.00-18.00
Giovedì: 10.00-18.00
Venerdì: 10.00-18.00
Sabato Domenica e festivi: 10.00-19.00

Montagne-in-guerra Museo Geologico delle Dolomiti di PredazzoVenerdì 24 giugno, ore 17.00 si inaugura la mostra al Museo Geologico delle Dolomiti a Predazzo “Montagne in guerra: uomini, scienza, natura sul fronte dolomitico 1915-1918.

Da venerdì 24 giugno fino al 30 novembre 2016, al Museo Geologico delle Dolomiti a Predazzo, la mostra MONTAGNE IN GUERRA affronterà gli eventi legati al primo conflitto mondiale da una prospettiva inconsueta, ossia ponendo in primo piano la natura, la forma delle montagne e il modo in cui l’uomo se ne è servito per la costruzione di un vasto teatro bellico, il legame con l’alpe che trascende i luoghi e usa i segni della guerra per generare, nel tempo, un patrimonio collettivo.

L’inaugurazione della mostra, ideata e curata da Marco Avanzini e Isabella Salvador del MUSE di Trento, segna l’inizio delle attività estive al Museo di Predazzo dove, fino a settembre, verranno proposte attività, laboratori, conferenze ed escursioni alla scoperta della geologia del territorio.

Dal 1915 al 1918, i protagonisti della Grande Guerra, per tutti, sono stati altri: uomini, macchine e animali che per quattro lunghi anni sono vissuti sulle montagne del fronte alpino trasformandole, inconsapevolmente, in ciò che oggi conosciamo. È davvero cosi? C’è un paradosso nell’ ambiente in tempo di guerra: la natura è tanto onnipresente quanto invisibile. In ogni carta topografica, in ogni foto, disegno, schizzo essa è il muto scenario che ospita le vicende umane.

L’esposizione si articola in cinque sezioni tematiche che affrontano le Dolomiti come teatro naturale del conflitto, il riadattamento di scienza e tecnologia alla pragmaticità delle esigenze belliche, la militarizzazione del paesaggio, i danni causati all’ambiente montano dall’utilizzo di artiglieria pesante e le tracce lasciate dal conflitto, oggi documento di una vicenda tra le più drammatiche storia.

Il Teatro Naturale. Le regioni alpine furono occupate e gestite da popoli di diversa provenienza. La crescita demografica spinse gli abitanti a dissodare boschi sempre più ripidi o più in quota per ricavarne campi e prati: il paesaggio naturale si trasformò poco a poco in un paesaggio forgiato dalle attività umane. Eppure prima del conflitto la montagna era quasi vuota. Poche strade e ferrovie attraversavano un territorio dotato di infiniti sentieri. Italiano, tedesco, ladino e moltissimi dialetti risuonavano nelle vallate dolomitiche dove era davvero scarsa la percezione di essere parte di un unico grande impero.

La Montagna Studiata. Nel 1915 la Grande Guerra raggiunse uno dei campi di combattimento più estremi: le cime delle montagne. Mai la guerra era stata combattuta in un ambiente così severo, dove la conformazione topografica rendeva impossibili gli attacchi diretti e le condizioni climatiche rappresentavano talora un ostacolo insormontabile. La geografia, la geologia, il clima, le caratteristiche fisiche di questi ambienti rappresentarono un vincolo fondamentale nello sviluppo di strumenti e strategie. Il primo conflitto mondiale costrinse il mondo scientifico allo sforzo di riadattare la scienza pura alla pragmaticità delle esigenze belliche. Ma se la scienza pervase la guerra, la guerra trasformò in modo importante il mondo della scienza. La “mobilitazione scientifica” accelerò e favorì importanti sviluppi dal punto di vista organizzativo, con conseguenze di lunghissimo periodo.

La Montagna Addomesticata. La Prima Guerra mondiale comportò una profonda e diffusa “militarizzazione del paesaggio” iniziata già negli anni precedenti. Esso scardinò totalmente i modi che le popolazioni locali avevano fino a quel tempo adottato nell’uso dei loro pascoli e boschi. Negli anni immediatamente precedenti il conflitto e nei quattro anni di guerra la costruzione di mulattiere, strade, postazioni di tiro, forti corazzati, baraccamenti, acquedotti e teleferiche intaccò in modo invasivo pendici mai toccate prima dalla presenza dell’uomo e trasformò in modo radicale e permanente i panorami di molte aree dolomitiche.

La Montagna Ferita. La guerra totale ebbe un impatto devastante sulle terre dove si combatté. I danni più evidenti furono causati dall’uso degli esplosivi e della nuova, potentissima artiglieria pesante, capace di generare crateri, dissesti e frane, di staccare enormi blocchi di pietra cambiando per sempre la configurazione fisica di creste e colline.

La Montagna che Ricorda. Il “paesaggio di guerra” è stato in gran parte riassorbito dal lavoro di generazioni e dal tempo. Oggi il nostro sguardo ne può cogliere le tracce soprattutto negli ambienti di montagna (dove gli avvallamenti segnalano ancora solchi di trincee e di esplosioni) e nei resti di fortificazioni che la sensibilità pubblica conserva come documento di una vicenda tra le più drammatiche della sua storia.

***

Museo Geologico delle Dolomiti di PredazzoIl Museo geologico delle Dolomiti a Predazzo. Recentemente riallestito, è il Museo specializzato nella geologia delle Dolomiti (dal 26 giugno 2009 parte del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO) in particolare delle Valli di Fiemme e Fassa. Fondato nel 1899 per iniziativa della Società Magistrale di Fiemme e Fassa allo scopo di valoriz zare il patrimonio geologico e naturalistico locale e di promuoverne la conoscenza, dal 2012 è sezione territoriale del MUSE che lo gestisce in collaborazione con il Comune di Predazzo. Le collezioni geologiche sono costituite da un patrimonio di oltre 11.000 esemplari, tra cui la più ricca collezione di fossili invertebrati delle scogliere medio-triassiche conservata in Italia. Il Museo si completa e allarga sul territorio circostante con il “Sentiero geologico del Dos Capèl” fruibile nel periodo estivo.

Articolato su due piani il nuovo allestimento permette al visitatori di immergersi nei paesaggi dolomitici scoprendone la storia e il significato. Al piano terra il percorso offre una finestra sulle Dolomiti, con l’obiettivo di evidenziarne la centralità nella nascita del pensiero scientifico, approfondire le motivazioni e i criteri sui quali si basa il loro valore universale, fornire chiavi di lettura efficaci per la loro valorizzazione. Il piano interrato, invece, si propone come un viaggio tra le Dolomiti di Fiemme e Fassa presentate nelle loro peculiarità e nei loro rapporti con i massicci montuosi circostanti: il Lagorai, il Catinaccio, il Sella, la Marmolada, i Monzoni

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: