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Pasubio 1915-1918. La lunga battaglia

Pasubio 1915-1918
Museo della Guerra di Rovereto – Traino di artiglieria

Un bagno di sangue in una situazione che si contraddistinse per le condizioni climatiche spesso proibitive e la più lunga guerra di mine di tutto il fronte europeo, tanto che nel 1922 la parte sommitale del Pasubio venne proclamata “zona sacra” al pari del Monte Grappa, del Sabotino e del San Michele. Una vicenda raccontata anche nella mostraPasubio 1915-1918” allestita dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e chiusasi nel gennaio 2015.

Tra il 1915 e il 1918 sul massiccio venne combattuta una cruenta guerra di posizione tra italiani e austro-ungarici, che provocò circa 10 mila morti su una forza impiegata complessiva di poco meno di 100 mila soldati.

Subito dopo la fine del conflitto qui, ad esempio a Forte Pozzacchio, si dispiegò l’opera dei recuperanti alla ricerca di qualsiasi materiale bellico, dal legno al ferro, alle armi, da usare a fini personali o da vendere per sopravvivere alle ristrettezze alle quali erano sottoposte le popolazioni locali.

Una ricca memorialistica sia italiana che austro-ungarica ha raccontato le vicende del Pasubio e il sacrificio di migliaia di uomini caduti in uno dei teatri più aspri del primo conflitto mondiale. I libri sul Pasubio sono quindi moltissimi, ma qui segnaliamo il catalogo della mostra Pasubio 1915-1918:

Il poeta Eugenio Montale, testimone delle battaglie sul Pasubio

Il Pasubio fu quindi uno dei campi di battaglia tra i più tormentati della Prima guerra mondiale, una zona di guerra alla quale Eugenio Montale, sottotenente del 158º Fanteria Brigata Liguria e futuro Premio Nobel per la letteratura, in una poesia contenuta nella raccolta Ossi di seppia dedica la poesia Valmorbia, in cui ricorda “le notti chiare” e “la terra ove non annotta” di cui lui stesso, soldato in Vallarsa, fu testimone.

Valmorbia, discorrevano il tuo fondo
fioriti nuvoli di piante agli àsoli.
Nasceva in noi, volti dal cieco caso,
oblio del mondo.
Tacevano gli spari, nel grembo solitario
non dava suono che il Leno roco.
Sbocciava un razzo su lo stelo, fioco
lacrimava nell’aria.
Le notti chiare erano tutte un’alba
e portavano volpi alla mia grotta.
Valmorbia, un nome e ora nella scialba
memoria, terra dove non annotta.

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

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