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Una ricca donazione al Museo della Guerra di Rovereto

Il Museo della Guerra di Rovereto riceve di tanto in tanto donazioni, più o meno ricche, di materiali che vanno ad arricchire le sue collezioni.

Cimeli della prima guerra mondiale della famiglia Dellantonio donati al Museo della Guerra di RoveretoNegli ultimi tempi le donazioni dei collezionisti sono aumentate, il museo di Rovereto infatti è un diventato un punto di riferimento al quale esperti e collezionisti si rivolgono per affidare in mani sicure i loro oggetti, spesso il frutto di una vita spesa in pazienti e preziose ricerche. La donazione è quindi «il modo più sicuro per veder valorizzata la propria collezione, ed evitare così che vada venduta o dispersa», ha recentemente affermato il provveditore del museo Camillo Zadra.

I materiali donati vengono catalogati e inseriti nelle collezioni del Museo della Guerra. «Si tratta di materiale molto interessante, che completa la nostra collezione permanente, – ha detto Alberto Miorandi, presidente del Museo della Guerra – alcuni pezzi sono dei doppioni, ma non per questo meno importanti».

La ricca donazione di Alberto Lembo al Museo della Guerra di Rovereto

Lo storico vicentino Alberto Lembo ha donato al Museo della Guerra la propria collezione di 1.109 Kappenabzeichen militari e stemmi patriottici dell’impero austro-ungarico datati tra il 1914 e il 1918, che vanno ad aggiungersi ai 755 esemplari già presenti nelle collezioni del museo.

I distintivi da berretto austro-ungarici erano stampati da soggetti pubblici e privati (comitati e associazioni, comandanti di reparto, ad esempio) per essere venduti ai soldati per raccogliere fondi per l’assistenza agli orfani, alle vedove, ai feriti, ai mutilati. Erano molto ricercati in quanto riportavano i riferimenti ai diversi reparti militari. Erano quindi, in qualche modo, simboli identitari producendo atteggiamenti di coesione sul piano sociale, politico e di appartenenza.
Spesso la qualità delle decorazioni (la stella alpina, la bandiera, l’immagine dei comandanti, monumenti, figure allegoriche, per esempio) era molto elevata e attualmente sono molto ricercati dai collezionisti. Si tratta di materiali significativi per la comprensione della cultura di guerra. La raccolta donata da Alberto Lembo comprende anche distintivi più genericamente patriottici rivolti ai civili.

Lembo, già consulente del Capo del cerimoniale della Repubblica al Ministero degli esteri, dal 2004 al 2010 presidente della Commissione di studio sulle onorificenze della Repubblica e parlamentare per due legislature, già autore di “GALIZIA PASUBIO ISONZO. DISTINTIVI MILITARI AUSTRO-UNGARICI TRA PROPAGANDA E ORGOGLIO DI REPARTO” ha curato insieme al Museo l’ampio catalogo, appena pubblicato, che descrive nel dettaglio l’intera collezione.

Donare tutto questo materiale che ho raccolto un po’ dappertutto nell’arco di un decennio al Museo della Guerra mi dava la garanzia che questo corpus, unito a quello già presente nelle collezioni del Museo, potesse costituire una realtà utile a molti e utilizzabile da chi è interessato a studiare e conoscere un particolare aspetto della storia militare”, ha sottolineato Lembo, convinto che “questa collezione che ho donato sia, per consistenza e qualità, di rilevanza nazionale e che, unita a quella del Museo della Guerra, assuma un valore europeo”.

La donazione — sottolinea Alberto Miorandi, presidente del Museo della Guerra — è anche un riconoscimento significativo per il lavoro che da anni viene svolto dall’istituzione museale che presiedo in questo come in altri campi della ricerca, raccolta e valorizzazione dei documenti materiali riguardanti i conflitti otto e novecenteschi. Un lavoro che ha visto la collaborazione di numerosi storici. Ritengo che questo tipo di documentazione sia importante per lo sviluppo della ricerca storica in questo settore e non solo sulla Grande Guerra”.

La ricca donazione di Francesco Dellantonio al Museo della Guerra di Rovereto

A fine 2016 era stata la volta della donazione di Francesco Dellantonio, la cui famiglia è originaria della val di Fassa, che ha donato una collezione di non meno di 200 cimeli, raccolti nel corso degli anni con il padre Vincenzo e perlopiù risalenti alla Prima guerra mondiale, ma che include anche pezzi della Seconda guerra mondiale.

una-ricca-donazione-al-museo-della-guerraIl collezionista fassano Francesco Dellantonio ha quindi regalato divise, elmetti, gavette, attrezzi da trincea (pale, vanghe, picconi, scudi, rotoli di fino spinato), cappelli e buffetteria del primo conflitto mondiale raccolti tra Moena e il Lagorai.

A rendere particolarmente interessanti, e rari, alcuni degli oggetti che fanno parte della collezione Dellantonio il fatto che provengano proprio dalla val di Fassa, dove sono stati trovati sulle montagne o conservati nelle case. Tra questi dei copricapi di truppe bavaresi, presenti in valle a supporto dell’esercito austriaco, o elmetti di fabbricazione francese utilizzati dalle truppe italiane al principio del conflitto, prima che l’Italia iniziasse a produrli in proprio.

Sono presenti anche alcuni bossoli di artiglieria modificati e lavorati per essere utilizzati come vasi per fiori, nelle chiese o nelle case, una “moda” nata durante guerra ma protrattasi anche negli anni successivi, di cui tutt’oggi si possono ammirare esempi in molte case di montagna.

La Val di Fassa è una delle zone più famose dell’intero Trentino grazie alla presenza di alcune tra le cime più belle delle Dolomiti, ma in quest’area vi sono ancora molte tracce della guerra, che fu uno dei più grandi eventi del XX secolo. (Sulla tracce della grande guerra. Itinerari escursionistici tra le cime, trince, caverne e postazioni nella valli di Fiemme e Fassa, Primiero Vanoi)

La Valle fu innanzitutto una zona di retrovia e passaggio per merci e truppe dirette sul fronte. Una traccia dell’attività di questo triennio di guerra è ancora presente a Vigo di Fassa, sede di un cimitero austro-ungarico. A sud della Marmolada invece il fronte era più vicino. Per questo, nella zona del Passo San Pellegrino sono ancora presenti le tracce dei trinceramenti e fortificazioni austro-ungariche, mentre nella zona di Moena è ancora visibile un forte risalente all’inizio ‘900.

A completare l’offerta della Val di Fassa sul tema sono visitabili due musei dedicati alla storia della valle e della comunità , a Moena e nei pressi del Passo Fedaia, nella parte settentrionale della Marmolada.

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Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

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