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Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla prima guerra mondiale

Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla prima guerra mondialeGli autori di “LA GRANDE MENZOGNA: TUTTO QUELLO CHE NON VI HANNO MAI RACCONTATO SULLA PRIMA GUERRA MONDIALE” propongono una serie di brevi ma documentati saggi che cercano di indagare aspetti della prima guerra mondiale poco noti al grande pubblico. Fatti che sono però di fondamentale rilievo se si vuole restituire alla Grande Guerra il suo volto più tragico e vero.

Spiegano, ad esempio, le ragioni dell’incredibile percorso che in pochi mesi porta forze politiche, grandi giornali e intellettuali a schierarsi dal neutralismo più convinto all’interventismo più acceso; raccontano l’uso di armi terribili durante i combattimenti, quali l’iprite, o le mazze ferrate utilizzate dai fanti per finire i nemici agonizzanti; descrivono inoltre la capillare organizzazione della prostituzione che lo Stato Maggiore dell’esercito offriva ai soldati per tenere alto il morale della truppa.

Il libro rappresenta una sorta di “antidoto” alle celebrazioni retoriche e acritiche del centenario dell’ingresso dell’Italia nella prima guerra mondiale; un invito ad una memoria generatrice di coscienza, che sia strumento per leggere il presente e soprattutto produrre un futuro, possibilmente diverso dal passato che ancora grava, pesantemente, sulle nostre spalle.

Lo sapevate che mentre i cappellani militari italiani – a cui venne proibito di utilizzare la parola “pace” – benedivano le armi che servivano ad uccidere o intonavano Te Deum di ringraziamento per le stragi perpetrate nei confronti dei nemici, plotoni di prostitute venivano inviate dagli Stati maggiori al fronte per tenere alto il morale della truppa?

Che nonostante la martellante propaganda e l’esaltazione dell’eroismo dei soldati, suicidi, automutilazioni, disturbi mentali di ogni tipo e alcolismo erano tra i fenomeni più diffusi tra i militari in trincea?

Che le mazze ferrate erano tra gli strumenti in dotazione agli eserciti per finire come bestie al macello i soldati agonizzanti, specie dopo aver usato contro di loro i gas asfissianti?

Che i fanti che esitavano a lanciarsi all’assalto del nemico venivano trucidati dai carabinieri appostati alle loro spalle?

Che per essere fucilati bastava anche solo tornare in ritardo dopo una licenza, oppure venire sorpresi a riferire o scrivere una frase ingiuriosa contro un superiore?

E che ai prigionieri di guerra italiani, considerati vili, imboscati e disertori, il nostro governo, unico tra i Paesi belligeranti, non inviò alcun aiuto che ne alleviasse le terribili condizioni di detenzione?

Questi ed altri fatti sono noti agli studiosi ed agli specialisti ma non al lettore (italiano) medio, perché buona parte della pubblicistica divulgativa ha quasi sempre presentato la prima guerra mondiale in termini eroici, ridimensionando o nascondendo gli aspetti più tragici del conflitto.
Questo libro vuole invece raccontare in maniera documentata e rigorosa, ma con un ritmo agile e un approccio adatto anche ai “non addetti ai lavori”, alcune delle questioni meno conosciute e più controverse dell’ingresso, della partecipazione e della memoria della “grande guerra” degli italiani.

Clicca qui per leggerne un estratto: La grande menzogna: Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla prima guerra mondiale

LA GRANDE MENZOGNA: TUTTO QUELLO CHE NON VI HANNO MAI RACCONTATO SULLA PRIMA GUERRA MONDIALE
di Valerio Gigante, Luca Kocci, Sergio Tanzarella (Dissensi, 2015)

La Voce di Venezia ha intervistato uno degli autori, Valerio Gigante:

1) Com’è nata l’idea di questo libro? L’intento era essenzialmente quello di contestare l’idea celebratoria del primo conflitto mondiale e aprire gli occhi ai lettori?

VALERIO GIGANTE: L’utilità, se non la necessità, di un libro come il nostro non viene dall’originalità in sé dei contenuti: infatti ciò che scriviamo è contenuto in tanti saggi e libri scritti in anni passati. Si tratta però di testi difficilmente reperibili o di saggi scritti da specialisti e destinati a specialisti, cultori o appassionati dell’argomento. L’opinione pubblica, nel suo complesso, è ancora all’oscuro di tante controverse questioni che hanno riguardato la prima guerra mondiale. Si tratta di fatti – quelli che hanno caratterizzato la “grande guerra” – spesso taciuti, altre volte rimossi, altre volte edulcorati per non gettare un discredito totale su un evento che è stato il pilastro di una falsa idea di patria e di patriottismo, nonché della retorica sulla unità del Paese finalmente raggiunta che ha lungamente prosperato a partire dagli anni del fascismo. Il nostro libro mette quei fatti in fila, li mostra con la forza e l’evidenza che contengono in sé, senza alcun bisogno di esasperare i toni o enfatizzare gli eventi. E li restituisce attraverso agili ma documentati capitoletti al lettore, affinché egli possa finalmente farsi un’idea quanto più ampia e completa possibile della tragicità e crudeltà di quella guerra, che ha assunto un rilievo particolare, quasi paradigmatico, per la storia del XX secolo.

2) All’inizio del libro sottolineate l’idea di inutilità del conflitto, considerata come «passaggio fondamentale nel processo di costruzione del nostro Paese». È così per tutte le guerre? I cambiamenti dovrebbero sempre avvenire in un clima pacifico?

VALERIO GIGANTE: C’è un bellissimo testo di un prete, don Lorenzo Milani, che è stato anche un grande intellettuale e pedagogo (è tra l’altro il fondatore della celebre “scuola di Barbiana”), uno dei riferimenti della trasformazione che la scuola italiana ha vissuto tra gli anni ‘60 e ‘70. Nel 1965, rispondendo polemicamente ad un gruppo di cappellani militari che aveva accusato gli obiettori di coscienza di «viltà», ricostruisce in una lunga lettera le vicende della storia d’Italia attraverso le sue guerre, mettendo in luce come la difesa della Patria sia stata quasi sempre (l’unica esclusione che si sente di fare è per la guerra partigiana, che infatti fu guerra di popolo) il pretesto impiegato dalle classi dirigenti per commettere aggressioni, distruzioni e stragi. Versando peraltro il sangue di coloro che nulla avrebbero avuto da guadagnare da quelle guerre. E che anzi in quei conflitti hanno sempre perso tutto, a partire dalla loro stessa vita, martoriata in modo inimmaginabile nei campi di battaglia, in quelli di prigionia, come nelle trincee o al fronte. Rivolgendosi a quei cappellani militari che benedicevano armi e conflitti, don Milani scriveva: «Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto».

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

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