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Monsignor Lorenzo Dalponte

Lorenzo Dalponte
Courtesy of: Giorgio Corradi

Monsignor Lorenzo Dalponte è nato a Vigo Lomaso il 9 settembre 1921 ed è venuto a mancare il 9 settembre 2002.

Ordinato sacerdote nel 1945, si è in seguito laureato in Germanistica a Friburgo (Svizzera) nel 1950 e in Lettere moderne all’Università Cattolica “Sacro Cuore” di Milano nel 1951. Amante della lettura, era appassionato di montagna e dei viaggi all’estero. Si è dedicato alla ricerca storica ed alle vicende della gente trentina che ha raccolto in libri e moltissimi articoli.

Fu rettore del Collegio Arcivescovile di Trento dal 1951 al 1970, e membro attivo in numerosi enti e organizzazioni che si occupavano di istruzione e di promozione del territorio.

Nel 1987 venne incaricato dall’Ordinario Diocesano dell’assistenza religiosa delle Compagnie di Schützen trentini. Mons. Dalponte era infatti imparentato con Bernardino Dalponte (1772-1860), uno dei protagonisti, tra le fila dei bersaglieri tirolesi, della guerra contro i francesi nel 1796 e della rivolta hoferiana nel 1809.

Alle vicende del suo avo e dei bersaglieri tirolesi Mons. Dalponte dedicò diverse delle sue opere di storia locale, ad esempio:

Abbiamo citato una sua omelia per gli Schützen nell’articolo su San Sebastiano.

Per ricordare il suo contributo come uomo, come sacerdote e come studioso, la Compagnia Bersaglieri Tirolesi Judicarien-Tre Pièf il 14 agosto 2016 ha posato una targa in memoria di Mons. Lorenzo Dalponte a Vigo Lomaso.

Dopo la sua morte, parenti ed ex-alunni sono stati intervistati e così lo ricordano:

“Faceva spesso riferimento nei suoi discorsi alle vicende storiche che stava studiando. Era un grande appassionato di un particolare tipo di storia: quella sconosciuta o che non era stata celebrata dalla storia ufficiale; quella popolare legata alle vicende più piccole ma non per questo meno importanti. Non a caso usava chiamare le sue ricerche storiche “piccoli medaglioni”.”

“Era senza dubbio un convinto sostenitore degli ideali degli Schützen e collaborò con loro fino a poco prima della morte. Voleva chiarire a tutti i costi la diffidenza che la gente nutriva verso il mondo tedesco e verso gli Schützen (Il padre stesso di monsignor Dalponte era molto scontroso nei confronti degli Schützen). In particolare con numerose ricerche storiche mise in risalto lo spirito di fratellanza che in molte occasioni andò ad instaurarsi tra gli Schutzen e gli alpini durante la prima guerra mondiale.”

Cosa le resta di Monsignor Dalponte?
Senza dubbio la sua profonda umiltà che emerge da tutte le cose in cui fu impegnato. Mi rincresce dirlo, ma credo di aver capito la sua grandezza solo dopo la sua morte. Mi ha colpito il viavai di persone, ex studenti e amici che visitarono la camera mortuaria e anche le persone che c’erano qui a Vigo Lomaso in occasione del ricordo dai dieci anni della sua morte.”

Esiste tuttavia anche un suo vero e proprio testamento spirituale, scritto il 9 settembre 1987:
Targa Lorenzo DalponteOggi ho compiuto sessantasei anni, ho già fatto un lungo cammino. E la vita mi ha dato molto: l’ho amata come un gran dono e il pensiero della morte non mi ha mai turbato, anche se l’ho spesso presente. Ritengo di essere stato un uomo fortunato, non tanto per merito mio ma della Provvidenza di Dio.
Ho avuto per buona sorte due meravigliosi genitori e una stupenda famiglia. Non mi furono risparmiate le ore di dolore fin dalla giovinezza con la prematura scomparsa del fratellino Rico, ma la fede mi ha insegnato ad accettarle e a considerarle come le più preziose.
Ho lavorato, fin da piccolo, sui campi e a scuola con grande entusiasmo e con una buona dose di ottimismo, che non mi è mai mancato, nemmeno nei momenti più scabrosi.
Due grandi grazie mi sono state elargite dalla Provvidenza di Dio: il sacerdozio e l’insegnamento! Sì, sono state due grandi grazie e la fonte di continue soddisfazioni.
Come sacerdote di Cristo ho cercato di sostenere i credenti soprattutto nella loro fede e di “far fare bella figura a Dio”. E’ stato questo secondo proposito un grossolano atto di presunzione, lo sento, ma probabilmente farei ancora così.
Come insegnante ho voluto il bene dei miei alunni, la loro personale riuscita, come studenti e come persone. Ma devo molto anche a loro: incontrarmi con loro, ogni giorno, è stata una continua festa per me. Per il lavoro svolto al Collegio Arcivescovile di Trento, come direttore e preside, sono profondamente riconoscente ai bravi e generosi colleghi, sacerdoti e laici, che mi hanno sostenuto nel ministero scolastico.
In questa giornata, pensando al tramonto della vita che s’avvicina, più che grossi rimproveri di non essere stato migliore come sacerdote e come insegnante, avverto il rimpianto di non “aver amato” di più, di non essere stato più generoso nei miei doveri verso Dio e verso il prossimo.
Tuttavia il rimpianto del bene non compiuto mi richiama spesso il pensiero della misericordia di Dio, alla quale affido tutto me stesso, nella debolezza del mio cuore e della mia mente. A Dio Padre alzo in questo momento le mani vuote, come un mendicante che non teme un rifiuto. Non ha chiamato alle sue nozze “i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”? Tra costoro ci sono di certo.
Se morissi ora, non lascio che poche persone che possano rattristarsi per me. A loro esprimo un fervidissimo grazie per il bene che mi hanno voluto. A loro dico d’avere coraggio di camminare ancora nella serenità della cristiana rassegnazione, di guardare avanti, verso l’Alto, verso il Cristo Risorto, nel cui paradiso le nostre famiglie si vanno ricomponendo.
Alle buone popolazioni di Vigo e Dasindo l’espressione del mio affetto riconoscente, un augurio di bene e l’invito a non dimenticare gli esempi d’onestà e di fede dei loro vecchi. In Cielo incontrerò tanti loro familiari e parlerò loro di voi e delle opere buone che compite. Che il suono delle campane, di Vigo e Dasindo, entri quotidianamente in ogni casa e in ogni cuore!
Un saluto affettuoso vada anche alle Compagnie dei Bersaglieri Tirolesi (Tiroler Schützen), per la loro pubblica coraggiosa testimonianza di fede in Dio, di devozione alla famiglia e d’amore alla patria locale.
Chi volesse ricordarmi fin da ora abbia con una preghiera il mio fervido grazie! Ho già dette delle Sante Messe con quest’intenzione!
Ad alcune persone giunga anche la supplica di volermi concedere il perdono se sono stato per loro di cattivo esempio. Ad altre, ho perdonato di cuore.
Gesù, Giuseppe e Maria, spiri con voi l’anima mia! E tu, Padre Santo e misericordioso, che perdoni ed ami, accogli la mia vita, la mia povera vita di sacerdote: poteva essere migliore, ti porta ben poco, ha solo una gran fiducia nella tua paterna misericordia! Nelle tue mani, o Padre, affido la mia vita!”.

Daiana Boller

Daiana Boller (Trento, 1981) vive a Vattaro, dove è collaboratrice nella ditta di famiglia, impegnata nel settore della commercializzazione internazionale di legname da lavoro e costruzione. Si è laureata in storia locale a Trento con una tesi sul principe vescovo Alessandro di Masovia (1423-1444) ed è laureanda in Storia della civiltà europea con una tesi monografica sullo stesso argomento.

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